15 Feb 2022

Cryptovalute e tasse, come funziona in Italia?

Facciamo chiarezza

Paolo.R Milano dal gruppo Telegram CryptoHome

Se pensavate di trovarvi in un oasi felice vi sbagliate, perché il fisco arriva (quasi) ovunque, difatti è quanto mai appropriata la citazione di Sir Charles J.C. Lyall, che disse: “Ci sono solo tre predatori che mettono paura all’ uomo medio; lo squalo mangiauomini, un branco di lupi, e il dipartimento delle tasse.”.
Per quanto riguarda il mondo delle criptovalute, non esiste ancora una normativa specifica, infatti allo stato attuale le criptovalute vengono assimilate, equiparate, alla valuta estera.
Proprio perché la questione non è ben definita, ci sono almeno due correnti di pensiero su questo tema giuridico/fiscale.
Per chi volesse scervellarsi a reperire tutte le normative vigenti, il sito governativo https://www.normattiva.it/ è senz’altro il più indicato.
Prima di fornire le informazioni di base elencate sotto, tengo a precisare che NON SONO un commercialista. Con questa mini guida desidero solo mettere in luce il fatto che potrebbe essere molto rischioso non curarsi del lato fiscale di questo mondo. Poi, per quanto concerne gli approfondimenti e le certezze, rivolgetevi senza indugi agli esperti del settore.

1) Io non pago nulla per quello che non mi è stato chiesto, quindi non pago l’imposta sul valore delle attività finanziarie detenute all’estero (Ivafe), non pago sul trading crypto/crypto (ma li dichiaro e li monitoro).
2) Lo Stato da molta rilevanza ai movimenti bancari dall’Italia verso l’estero. È quindi importante poter dimostrare sempre il perché di determinati flussi, sia eseguiti con bonifici che con carte di credito.
3) Le criptovalute vanno sempre dichiarate nel quadro RW della dichiarazione dei redditi, dichiarando il controvalore in euro delle cripto detenute dal 1° gennaio al 31 dicembre.
4) Fare uno screen dei vari movimenti di tutti i wallet e di tutte le piattaforme, in modo da poter produrre dei giustificativi su eventuali capitali detenuti ai fini dell’antiriciclaggio o del finanziamento illecito, in modo da mantenere una linea di trasparenza nei confronti del fisco.
5) La vendita è intesa come prelievo da un exchange, quindi anche se si trasferiscono le criptovalute ad un terzo. Se il destinatario invece è un portafoglio proprio, non è contabilizzato come prelievo o vendita. Ma è pur vero che trasferire a una piattaforma (Quwiex, Eliux, Swapnex, Cintery Elevate Pass ) i propri BTC da Binance, Bit2Me, Crypto.com o altro exchange. equivale a un prelievo sotto forma di pegno, poiché il wallet che vi danno non è il vostro. Poi ci sono piattaforme come Xasic, Finanex o Bitcoinmania, dove il servizio fornito viene pagato, quindi c’è una cessione di un capitale alle società che rilasceranno nel tempo un riscontro economico in percentuale. A voi comunque toccherà sempre dichiarare quello che prelevate dalle piattaforme, contando ovviamente le entrate su Payeer, Binance o altro exchange registrato per il ritiro.

6) La soglia minima per evitare comunque la tassazione, è di rimanere sotto i 51.645,69 euro (equivalenti ai vecchi 100.000.000 delle rimpiante Lire).
7) Se si detengono 500 mila Euro in cripto, non si pagano le tasse. La somma diventa tassabile nel momento in cui viene eseguito il cashout, convertendo le cripto in Euro, a prescindere dal fatto che vengano messi sul conto corrente o meno, e se si superano i 7 giorni di detenzione.
8) Se si è sopra i 51.645,69 euro per più di sette giorni, dichiarare anche i movimenti di prelievo nel quadro RW con il valore del BITCOIN al 1° di gennaio di quell’anno e su quel valore fare i calcoli della tassazione che è del 26% sulla plusvalenza sui prelievi, per esempio: prelevi 1000? 260 sono di tasse da pagare. Vale anche per i prelievi effettuati prima del raggiungimento della soglia, sempre entro i limiti di quell’anno fiscale.
9) Avendo superato la soglia, a questo punto va dichiarato tutto, sotto qualsiasi forma di rendita o deposito ( un conto su Paypal) comprese le “strisciate” che fate con le varie carte di credito legate agli exchange (Binance, Crypto.com, ecc). Esempio: compro un Notebook che mi costa 600 Euro e lo pago con la carta di Binance? Quell’acquisto è ritenuto conversione in valuta FIAT e quindi rientra nelle plusvalenze.
10) Nel caso un cui ci fossero degli accertamenti e si fosse costretti a dover dimostrare ulteriormente determinati movimenti, a questo punto la cosa migliore da fare e di rivolgersi ad un Avvocato Tributarista o Penalista. Questo per evitare di cadere in contraddizioni ed infilarsi in un ginepraio senza uscita perché, ricordate sempre: la legge ( e il fisco) non ammette ignoranza!

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Link utili :

Crypto.com

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